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	<description>articoli di cronaca nera a cura di Maria Anna Filosa</description>
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		<title>Federico Caffè, l’economista scomparso nel nulla.</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 13:57:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MariaFilosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mistero]]></category>
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		<description><![CDATA[Morte presunta. Questa l’etichetta affibbiata dal Tribunale di Roma il 30 ottobre 1998 alla scomparsa di Federico Caffè, avvenuta all’alba del 15 aprile 1987. Caffè, un economista illustre ed un profondo studioso delle problematiche del tempo, viene visto per l’ultima volta mentre esce dalla sua casa di via Cadlolo,a Roma, in zona Monte Mari. Sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.insabbiati.net/wp-content/uploads/2012/04/Federico-Caffe.png"><img class="alignnone size-full wp-image-146" title="Federico Caffe" src="http://www.insabbiati.net/wp-content/uploads/2012/04/Federico-Caffe.png" alt="" width="195" height="220" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Morte presunta. Questa l’etichetta affibbiata dal Tribunale di Roma il 30 ottobre 1998 alla scomparsa di Federico Caffè, avvenuta all’alba del 15 aprile 1987. Caffè, un economista illustre ed un profondo studioso delle problematiche del tempo, viene visto per l’ultima volta mentre esce dalla sua casa di via Cadlolo,a Roma, in zona Monte Mari. Sul tavolo della sua sala da pranzo vengono ritrovati diversi oggetti personali, come l’orologio, il passaporto, il libretto degli assegni, il portafoglio, le chiavi di casa ed i suoi occhiali. L’abitazione viene passata al setaccio. Nessun messaggio, di qualsiasi tipo di contenuto, viene ritrovato. Inizialmente, gli inquirenti pensano ad una scomparsa volontario verso un luogo lontano, forse in un convento. Successivamente, interrogando familiari ed amici, si scopre che lo studioso soffriva da tempo di un’acuta crisi depressiva, a causa di diversi eventi che lo avevano sconvolto, come l’improvvisa morte della madre e, poco dopo, della governante, che lo aveva cresciuto ed accudito con amore. Questi lutti, purtroppo, però, non furono gli unici a segnare la vita del Caffè. Ben presto il suo equilibrio appena ristabilito, difatti, fu colpito duramente dalla morte del collega e amico franco Vicarelli, perito in un incidente d’auto e di Franco Franciosi, studente a cui era molto legato e che considerava un importante economista. Pur essendo profondamente debilitato e ferito nell’amico, chiuso nella morsa di dolore che lo stringeva inesorabile, possibile che abbia deciso di farla finita. Possibile che proprio lui, che quattro giorni prima della scomparsa, aveva criticato aspramente il suicidio di Primo Levi, avesse scelto proprio quella modalità per sparire definitivamente? Qualche segno premonitore, come il suo atteggiamento sempre più ostile verso il mondo e la sua mondanità, nonché gli oggetti indispensabili lasciati sul tavolo, testimonianza del desiderio di lasciarsi alle spalle la sua esistenza da pensionato, a cui lo aveva costretto il sistema universitario.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">MARIA ANNA FILOSA</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>IL MOSTRO DI FIRENZE</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 08:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mistero]]></category>
		<category><![CDATA[Processo]]></category>

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		<description><![CDATA[Otto omicidi avvenuti fra il 1968 e il 1985 nella provincia di Firenze. Tre “compagni di merende” , Mario Vanni, Giancarlo Lotti e Pietro Pacciani, condannati ancor prima del processo dai media e dalla gente comune. Un mandante mai condannato. Questo lo strano caso, se così può definirsi, del “Mostro di Firenze”. Pietro Pacciani, contadino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Otto omicidi avvenuti fra il 1968 e il 1985 nella provincia di Firenze. Tre “compagni di merende” , Mario Vanni, Giancarlo Lotti e Pietro Pacciani, condannati ancor prima del processo dai media e dalla gente comune. Un mandante mai condannato. Questo lo strano caso, se così può definirsi, del “Mostro di Firenze”. Pietro Pacciani, contadino ignorante, quanto violento, a detta della moglie e delle figlie, è stato per anni il principale protagonista di questo inquietante, quanto controverso fatto di cronaca.</p>
<p style="text-align: justify;">Condannato in primo grado a più ergastoli per 7 degli 8 duplici omicidi e successivamente assolto in appello, il contadino fiorentino muore prima di essere sottoposto ad un nuovo processo di appello, dopo l’inaspettato annullamento della decisione da parte della Cassazione. I reati del mostro, compiuti nell’arco di quasi 20 anni, hanno avuto come vittime giovani coppie appartatesi nella campagna fiorentina in cerca di intimità. I delitti avvenivano sempre in luoghi appartati e notti di novilunio, quasi sempre d’estate, nel fine settimana o in giorni prefestivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre la stessa lo arma utilizzata, un modello di pistola Beretta appartenente alla serie 70 calibro 22, Long Rifle, caricata con munizioni Winchester, marcate con la lettera “H” sul fondello del bossolo. In quattro degli otto omicidi, inoltre, l’assassino operava un macabro rituale, asportando il pube delle donne trucidate. In base alle analisi dei criminologi, il killer doveva necessariamente essere destrimane, della zona, di intelligenza media o superiore alla media, alto circa 1,80. Scientificamente i rilievi fatti, però, sull’altezza del killer, non si sono mai concretizzati in prove processuali inoppugnabili, vista la condanna in primo grado inflitta a Pacciani come unico serial killer.</p>
<p style="text-align: justify;">Pietro Pacciani, invece, era altro solamente 1,65 circa. Una delle tesi più accreditati, formulata dallo scrittore Mario Spezi nel 2006, è quella secondo cui il mostro sarebbe un individuo legato al clan dei sardi, già indagato marginalmente nelle vicende degli omicidi seriali. La tesi di Spezi muoveva dalla ricostruzione del primo omicidio del 1968, ritenendo che l’omicidio di Lastra a Signa venne effettivamente commesso per ragioni sentimentali e d’onore da parte di soggetti legati alle famiglie Mele e Vinci con le cartucce utilizzati successivamente dal mostro. Un’altra teoria è quella del noto criminologo Francesco Bruno, il mostro sarebbe un uomo mai condannato. Un assassino seriale d’intelligenza superiore alla media, mosso da delirio religioso e suggestioni moralistiche, che ha agito sempre da solo sin dal 1968, mosso da impotenza o iposessuata.</p>
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		<title>Morte Marta del Castillo, il caso è davvero chiuso?</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 16:03:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Morte]]></category>

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		<description><![CDATA[24 gennaio 2009. Marta del Castillo, una bella ragazza di soli 17 anni scompariva misteriosamente a Siviglia. Lancinante il dolore per i giovani genitori spagnoli Antonio ed Eva, non solo perché ad ucciderla, secondo la propria confessione, sarebbe stato il suo fidanzatino 20enne, ma anche perché, nonostante i numerosi appelli, il corpo non è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.insabbiati.net/wp-content/uploads/2012/02/untitled.png"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-138" title="untitled" src="http://www.insabbiati.net/wp-content/uploads/2012/02/untitled-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>24 gennaio 2009. Marta del Castillo, una bella ragazza di soli 17 anni scompariva misteriosamente a Siviglia. Lancinante il dolore per i giovani genitori spagnoli Antonio ed Eva, non solo perché ad ucciderla, secondo la propria confessione, sarebbe stato il suo fidanzatino 20enne, ma anche perché, nonostante i numerosi appelli, il corpo non è stato mai ritrovato. A nulla sono bastati gli appelli al capo del Governo di allora, Josè Rodriguez Zapatero, di intensificare le ricerche e, soprattutto, di reintrodurre nel Codice Penale la pena dell’ergastolo. Il corpo della giovane e bella studentessa non è stato mai ritrovato. L’anno scorso si è concluso il processo all’assassino dell’adolescente ed ai suoi probabili complici, il fratellastro Francisco Javiera Delgado e Samuel, amico in comune di entrambi i giovani. Tutto inizia proprio la sera della sua scomparsa. Marta, dal racconto che emerge, sarebbe stata colpita con un posacenere proprio dal reo confesso, accecato dall’ira, durante una violenta discussione. Molti dubbi sulla versione e, secondo alcuni, dubbi anche sulla colpevolezza del giovane, visto che il corpo non è stato mai ritrovato. Scavando nel passato del giovane, si scopre che lo stesso aveva perso madre e padre in giovane età e che, ben presto, aveva scelto la strada della violenza. A nulla sono bastate le numerose manifestazioni dei genitori che, ogni tre anni a Siviglia, hanno riunito più di 40mila persone. Un dubbio rimane: se è stato Miguel, condannato a 15 anni, ad uccidere la giovane, possibile che abbia agito da solo, visto che tutti gli altri imputati sono stati assolti? Davvero nessuno di loro è in grado di “ricordare” dove sia stato sepolto il corpo della ragazza?E’ proprio il caso di dire che la giustizia dubbia è arrivata anche nel paese delle corride.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Maria Anna Filosa</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Annalaura Pedron, un altro giallo tutto italiano</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 14:11:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MariaFilosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mistero]]></category>

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		<description><![CDATA[Annalaura Pedron, 21 anni, aveva una vita come tutte le altre. Studentessa modello, lavorava come baby sitter presso una famiglia di Pordenone, la sua città natale. Ed è proprio nella casa, dove prestava servizio, verrà ritrovata barbaramente uccisa il 2 febbraio 1988. Sembra il preambolo dell’omicidio Cesaroni quello di questa giovane friulana. Basti pensare che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.insabbiati.net/wp-content/uploads/2012/01/images1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-133" title="images" src="http://www.insabbiati.net/wp-content/uploads/2012/01/images1.jpg" alt="" width="276" height="182" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Annalaura Pedron, 21 anni, aveva una vita come tutte le altre. Studentessa modello, lavorava come baby sitter presso una famiglia di Pordenone, la sua città natale. Ed è proprio nella casa, dove prestava servizio, verrà ritrovata barbaramente uccisa il 2 febbraio 1988. Sembra il preambolo dell’omicidio Cesaroni quello di questa giovane friulana. Basti pensare che a distanza di quasi 24 anni, il caso potrebbe essere riaperto grazie a diverse indagini scientifiche che, non potendosi svolgere allora, avrebbero dato un profilo di DNA, presente sulla scena, diverso da quello della vittima. Secondo una ricostruzione operata dall’allora programma, antesignano di “Chi l’ha visto”, “Telefono Giallo”, Annalaura, quel giorno, stava accudendo il bimbo, come faceva oramai da mesi. Il corpo era stata scoperto dalla madre del piccolo che, rientrata a casa intorno alle 12 e 45, si era insospettita nel sentire il pianto disperato del figlio. Nell’entrare, particolare che avrebbe poi riferito agli inquirenti, avrebbe trovato non solo lampade e paralume riverse sul pavimento, ma anche il corpo della ragazza vicino al tavolino, con un cuscino sul volto e la cornetta del telefono staccato di fianco. Sul corpo della giovane, seminuda, diversi tagli e vistosi segni di strangolamento, segno che la stessa, forse in seguito ad una violenta colluttazione, aveva lottato strenuamente per salvarsi. Già agli occhi dei primi investigatori, la scena apparve costruita a regola d’arte. Sembra quasi che l’assassino o, come si pensò, gli assassini avessero rotto lumi e spogliato la vittima per simulare prima un tentativo di rapina e, successivamente, uno di violenza sessuale. Ovviamente, non essendoci all’epoca i mezzi necessari, non fu possibile accertare se il sangue presente sui cocchi, nonché nel lavandino e sugli asciugamani di casa, fosse quello degli assassini. Inizialmente si pensò al suo fidanzato, poi i sospetti caddero sulla setta di cui faceva parte Annalaura, nome d’arte “Eviana”, denominata “Telsen Sao”. Fondata dal capo carismatico Renato Minozzi, la stessa, condannata dalla Chiesa, propugnava viaggi astrali, da compiersi lontani dal corpo. Oggi, i moderni mezzi scientifici, hanno permesso di dare forse un nome all’assassinio della baby sitter. Si tratterebbe di un membro della setta, David Rosset che, all’epoca dei fatti, aveva 14 anni. Ad aiutarlo, secondo gli inquirenti oggi, sarebbe stata la madre, Rosalinda Bizzo che avrebbe alterato la scena del crimine per fuorviare gli inquirenti. Secondo quest’ultimi, difatti, l’omicidio sarebbe frutto delle attenzioni morbose del giovane che, vistosi probabilmente respinto dall’avvenente Annalaura, avrebbe reagito prima tentando di strangolarla, poi soffocandola con un cuscino. Sarà questa la verità o, come per il caso Cesaroni, dopo tanti anni, si cerca un capo da sacrificare. Ai posteri l’ardua sentenza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Maria Anna Filosa</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>GIOVANNI PAOLO I, MOLTEPLICI LE TESI SULLA SUA MORTE</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 14:29:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MariaFilosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mistero]]></category>
		<category><![CDATA[Morte]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella notte del 28 settembre del 1978, dopo soli 33 giorni di pontificato, moriva improvvisamente il papa Giovanni Paolo I. Stando alla versione ufficiale della Santa Sede, il pontefice fu trovato morto nei suoi appartamenti a seguito di un infarto miocardico acuto. A scoprire il suo corpo il suo secondo segretario personale, John Magee. Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-127" title="images" src="http://www.insabbiati.net/wp-content/uploads/2012/01/images.jpg" alt="" width="252" height="200" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nella notte del 28 settembre del 1978, dopo soli 33 giorni di pontificato, moriva improvvisamente il papa Giovanni Paolo I. Stando alla versione ufficiale della Santa Sede, il pontefice fu trovato morto nei suoi appartamenti a seguito di un infarto miocardico acuto. A scoprire il suo corpo il suo secondo segretario personale, John Magee. Questo il comunicato stampa con il quale il Vaticano annunciava la dipartita del Capo della Chiesa: “ Questa mattina, 29 settembre 1978, verso le 5,30, il segretario privato del Papa, non avendo trovato il Santo Padre nella cappella del suo appartamento privato, lo ha cercato nella sua camera e lo ha trovato morto nel letto, con la luce accesa, come se fosse intento a leggere. Il medico, dott. Buzzonetti, accorso immediatamente, ne ha constatato il decesso, avvenuto presumibilmente verso le 11 di ieri sera, per infarto acuto del miocardio. “Ancora oggi, però, questa versione non convince, considerando anche la mancata autorizzazione all’autopsia sul corpo del pontefice. Dopo qualche giorno, inoltre la versione ufficiale iniziò a vacillare. Grazie, difatti, alle testimonianze di alcune persone presenti nella stanza del papa, emersero diversi particolari inquietanti come ad esempio che la prima a trovare il Papa morto fu la fedele suor Vincenza Taffarel e non il suo segretario ed, inoltre, che sul comodino non vi era poggiato un antico testo medievale, ma una serie di fogli contenenti appunti e annotazioni personali. Altro particolare sospetto fu la mancata presenza di segni di sofferenza da infarto miocardico acuto sul corpo del Santo Padre. In più, secondo diverse testimonianze, il Papa godeva di ottima salute ,altrimenti non sarebbe mai stato proposto, tantomeno eletto al Pontificato. La tesi ufficiosa più accreditata, allo stato attuale, è quella dell’omicidio, in quanto Giovanni Paolo I, sostenitore di un’idea di “banca etica” fin dai tempi del suo episcopato vittoriese, pochi giorni prima di morire avrebbe convocato i principali responsabili delle finanze vaticane per verificare come venissero gestiti gli introiti curiali, ma senza fare in tempo ad approfondire l’argomento. Inoltre, bisogna sottolineare anche che particolarmente sgradite erano le idee innovative e riformiste espresse dallo stesso, come quelle attinenti alla riforma della Curia, alla nomina cardinalizia di alcuni vescovi dell’Africa, dell’Asia e delle Americhe, al ruolo della donna e al tema della contraccezione, sulla quale egli aveva fermamente espresso delle aperture nella commissione sul controllo delle nascite al Concilio Vaticano II. Dopo 6 anni trascorsi dalla sua morte, il giornalista investigativo britannico David Yallop, nel suo best seller “In nome di Dio”, esponeva la tesi secondo cui la morte del Papa sarebbe da attribuirsi ad avvelenamento e che il delitto sarebbe riconducibile ad ambienti massonici deviati, legati alla P2 di Lucio Gelli. Lo scrittore, nel suo libro, evidenziò diverse incongruenze tra la versione ufficiale del Vaticano e le dichiarazioni dei testimoni oculari. Al crescere dei sospetti, allora la stampa italiana e una parte del clero chiese a gran voce l’autopsia sulla salma del Pontefice, ipotesi respinta a gran voce dal collegio cardinalizio. Inoltre, anche a seguito delle rivelazioni di Yallop nel 1997 e negli anni seguenti, un gruppo di deputati e senatori italiani presentò in Parlamento alcuni atti di sindacato ispettivo, richiedendo che fossero fornite delucidazioni in merito al misterioso decesso del tanto compianto, nonostante il breve mandato, del Papa Luciani.</p>
<p style="text-align: justify;">MARIA ANNA FILOSA</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>// ]]&gt;</script></p>
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		<title>PABLO NERUDA, ANCORA POCO CHIARE LE CAUSE DELLA MORTE</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 14:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Morte]]></category>

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		<description><![CDATA[Non il cancro, ma un potente veleno iniettato. Questa, secondo il Partito comunista cileno sarebbe stata la vera ragione della morte del poeta cileno Pablo Neruda che, secondo indiscrezioni, potrebbe essere riesumato , proprio per far luce sulla sua oscura, quanto improvvisa dipartita. Il premio Nobel della letteratura risulterebbe, qualora la riesumazione del suo corpo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.insabbiati.net/wp-content/uploads/2011/12/pablo.gif"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-122" title="pablo" src="http://www.insabbiati.net/wp-content/uploads/2011/12/pablo-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non il cancro, ma un potente veleno iniettato. Questa, secondo il Partito comunista cileno sarebbe stata la vera ragione della morte del poeta cileno Pablo Neruda che, secondo indiscrezioni, potrebbe essere riesumato , proprio per far luce sulla sua oscura, quanto improvvisa dipartita. Il premio Nobel della letteratura risulterebbe, qualora la riesumazione del suo corpo fosse autorizzata, il secondo caso eccellente di morte sospetta. Il Cile, difatti, già aveva avuto modo di interrogarsi, nel luglio scorso, sulla morte del leader cileno Salvador Allende che, prontamente, fu “destato” dal proprio sonno eterno. Sepolto con la moglie Matilde Urrutia a Isla Negra, a circa 100 km a ovest della capitale, Neruda visse il suo ultimo giorno il 23 settembre 1973 nella clinica di Santa Maria, dopo solo 12 giorni dall’ascesa del dittatore Augusto Pinochet. L’inchiesta, condotta dal giudice Manuel Carroza, potrebbe arrivare ad una svolta. Secondo la testimonianza dell’autista del poeta, Manuel Araya, infatti, sarebbe stato lo stesso premio Nobel a confidargli di aver subito un’ iniezione. Ed è proprio questa iniezione ad essere al centro del giallo. Ci si chiede se l’artista avesse assunto Dipirone per calmare il dolore, come sostiene il personale medico della clinica, o veleno. Fatto sta che nel certificato di morte dello stesso, come sostiene il suo avvocato, si legge soltanto che “il paziente soffre di uno stato di deperimento generale dell’organismo,che si produce dopo vari mesi di malattia”. Insomma, nessun accenno al cancro, causa ufficiale della sua morte. La stampa ufficiale, secondo il legale, ha sempre raccontato che il poeta fu stroncato da un infarto, provocato da un forte shock. La vera ragione di quest’ultimo, però sarebbe stata la paventata iniezione di veleno praticata il 23 settembre nello stomaco.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">MARIA ANNA FILOSA</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>EDOARDO AGNELLI, I MEDIA RIAPRONO IL CASO</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 13:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mistero]]></category>

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		<description><![CDATA[Ritorna alla ribalta il caso dello strano suicidio del rampollo di casa Agnelli, Edoardo. Molte, difatti, sono le stranezze legate alla morte del giovane. La prima è sicuramente ricollegabile alle tracce di terriccio tra le sue mani, difficili da ricollegare ad un suicidio. Non si spiega neanche l’assenza delle sue guardie del corpo dalle 7 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-111" title="imagesCAK2D186" src="http://www.insabbiati.net/wp-content/uploads/2011/11/imagesCAK2D186-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Ritorna alla ribalta il caso dello strano suicidio del rampollo di casa Agnelli, Edoardo. Molte, difatti, sono le stranezze legate alla morte del giovane. La prima è sicuramente ricollegabile alle tracce di terriccio tra le sue mani, difficili da ricollegare ad un suicidio. Non si spiega neanche l’assenza delle sue guardie del corpo dalle 7 del mattino, ora in cui il giovane rampollo lasciò la propria abitazione, fino a quando raggiunse il viadotto di Fossano. Inoltre, risultano non visionate le telecamere a circuito chiuso di casa Agnelli ed il traffico telefonico sui suoi due cellulari lasciati a bordo della Croma prima dell’epilogo, per non parlare della strana assenza di testimoni su una strada trafficatissima. Insospettisce anche il fatto che il giovane Agnelli indossasse il pigiama sotto la camicia e che non risultino impronte digitali sulle portiere ed a bordo della Croma. Insomma, pochi credono che quel corpo martoriato, trovato in un burrone lungo l’autostrada “Torino &#8211; Savona” sia arrivato lì da solo. Il giornale Iran Daily continua a sostenere che, essendo un buon musulmano e avendo una forte fede, Edoardo non sarebbe mai arrivato al suicidio. La sua conversione segreta sarebbe, secondo il quotidiano, una delle ragioni per cui io giovane fu ricoverato presso un ospedale psichiatrico curato da dottori sionisti, dove assunse il nome arabo “Mehni”. Benché fosse l’unico figlio di Giovanni Agnelli, Edoardo non aveva mai mostrato molto interesse nel condurre il gruppo familiare Fiat, preferendo recarsi in India per studiare la disciplina induista e le altre filosofie e religioni orientali. Più volte egli stesso aveva espresso la propria preoccupazione sui pericoli rappresentati dai sionisti, ripetendo che aveva timore delle loro continue minacce.</p>
<p style="text-align: justify;">Maria Anna Filosa</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Omicidio Marta Russo, ancora nessun colpevole.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 13:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mistero]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-107" title="scattone_ferraro-300x300" src="http://www.insabbiati.net/wp-content/uploads/2011/11/scattone_ferraro-300x300-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ancora nessun colpevole per l’omicidio della studentessa romana Marta Russo. Sono trascorsi ben 14 anni da quando la giovane ventiduenne fu colpita a morte da un colpo di pistola all’interno della Città Universitaria. La ragazza, che frequentava la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma, fu raggiunta da un proiettile mentre, insieme ad un’amica, percorreva un vialetto che costeggiava le facoltà di Scienze Statistiche, Giurisprudenza e Scienze Politiche. In primo luogo, considerando dove era avvenuto il delitto, si pensò ad un agguato terroristico a sfondo politico. L’ipotesi era suffragata da una serie di coincidenze, come gli anniversari della morte di Aldo Moro e Giorgiana Masi. La pista fu in seguito abbandonata, però, in quanto né la vittima, né l’amica Jolanda Ricci erano iscritti ad alcun movimento politico. Dopo diversi sopralluoghi della polizia scientifica, fu finalmente individuato il luogo da dove era esploso il colpo mortale: il dipartimento di filosofia del diritto. Tale scoperta porto all’arresto del professor Bruno Romano, filosofo e direttore dell’istituto. In seguito ad alcune testimonianze, finirono in carcere anche due assistenti dell’arrestato, Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro i quali, pur proclamandosi innocenti, fornivano alibi sempre diversi. Dopo non poche polemiche circa il modo con il quale era stato condotto l’interrogatorio della super teste Gabriella Alletto, furono condannati in primo grado Scattone per omicidio colposo e Ferraro per favoreggiamento. In secondo grado la condanna fu confermata, in cassazione invece, il 6 dicembre del 2001, annullata. Nel successivo processo d’appello “bis” furono confermate le condanne, ma con pene più miti: sei anni a Scattone e quattro a Ferraro. Il 15 dicembre del 2003 la V Sezione Penale della Corte di Cassazione assolse l’uscire Francesco Liparota, che nel frattempo era stato condannato a 2 anni di reclusione e condannò definitivamente i due assistenti che erano ripetutamente accusati dalla segretaria Alletto di aver esploso incidentalmente un proiettile nei pressi della finestra dell’aula 6. La finestra era stata individuata attraverso il ritrovamento di alcune particelle di antimonio e bari, compatibili con uno sparo. Secondo, però, i periti della corte d’assise, tali tracce non sarebbero solo frutti di uno sparo, in quanto quando le particelle sono soltanto due su tre la prova viene “declassata” a indizio e può essere valutata sia positivamente sia negativamente dal giudice. Nel maggio 2011, anche se la XIII sezione del tribunale civile di Roma ha condannato i due imputati al risarcimento di un milione di euro ai familiari della studentessa e decretato che La Sapienza non può essere ritenuta responsabile della morte della ragazza, sembra non sia stata posta ancora la parola fine ad una morte tanto assurda e irrealizzabile.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">MARIA ANNA FILOSA</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>GIANNI VERSACE E LA PISTA DELLA MALAVITA</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 15:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Processo]]></category>

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		<description><![CDATA[Gianni Versace, noto stilista emiliano, secondo la versione ufficiale, viene freddato da Andrew Cunanan il 15 luglio 1997 con due colpi di pistola alla testa, di fronte all’ingresso della sua villa a Miami Beach. Il presunto assassino, tossicodipendente e gigolò di lusso, era da tempo ricercato, in quanto ritenuto responsabile per la morte di altre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Gianni Versace, noto stilista emiliano, secondo la versione ufficiale, viene freddato da Andrew Cunanan il 15 luglio 1997 con due colpi di pistola alla testa, di fronte all’ingresso della sua villa a Miami Beach. Il presunto assassino, tossicodipendente e gigolò di lusso, era da tempo ricercato, in quanto ritenuto responsabile per la morte di altre persone. Purtroppo, però, non si poté mai catturarlo ed interrogarlo. Il giovane fu trovato morto suicida sulla sua casa galleggiante. Da qualche tempo, però, una nuova pista potrebbe essere aperta per spiegare l’improvvisa morte dello stilista. Il super pentito della N’drangheta, Giuseppe Di Bella, avrebbe rivelato agli inquirenti che Versace sarebbe stato assassinato non da Cunanan, ma da un sicario assoldato dagli alti vertici della malavita, poiché lo stesso aveva contratto debiti nei confronti dell’organizzazione a cui non era più in grado di far fronte. Il personaggio Di Bella è considerato attendibile nelle sue dichiarazioni, tanto che quest’ultime sono state raccolte da Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli, giornalisti di Libero, in un libro intitolato “Metastasi”. Presentato il 3 dicembre a Milano, il testo non ha suscitato la reazione sdegnata della famiglia dello stilista ucciso, che ha minacciato più volte azioni legali nei confronti dei suoi autori. Nello stesso, difatti, si legge che la criminalità calabrese, attraverso Coco Trovato, rappresentante della famiglia di Paolo De Stefano, riforniva Versace periodicamente di droga. Inoltre, racconta sempre Di Bella, di essere stato incaricato dalla criminalità organizzata di recuperare le ceneri dello stilista in quanto c’era il rischio concreto che i frammenti ossei potessero svelare la vera identità di chi riposava davvero nell’urna considerata di Gianni Versace. Il mistero rimane. Versace ancora vivo? Leggenda o Storia?</p>
<p style="text-align: justify;">MARIA ANNA FILOSA</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pier Paolo Pisolini, ancora poco chiare le dinamiche della sua morte.</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 14:26:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Morte]]></category>

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		<description><![CDATA[Scriveva lo scrittore Alberto Moravia circa la morte dello scrittore anti – morale Pier Paolo Pasolini “« La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Scriveva lo scrittore Alberto Moravia circa la morte dello scrittore anti – morale Pier Paolo Pasolini “« La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un&#8217;epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile. » . Ed è proprio circa la sua morte si certa tuttora di far chiarezza. Pasolini viene ritrovato morto all’Idroscalo di Ostia il 2 novembre del 1975. Secondo i primi rilievi, lo scrittore sarebbe stato percosso a colpi di bastone e travolto dalla sua stessa auto. Il corpo, irriconoscibile, viene ritrovato nello stesso giorno da una donna, alle 6 e 30 circa. Unico responsabile dell’omicidio, per sua spontanea confessione, una ragazzo diciassettenne della Roma bene, Pino Pelosi. Quest’ultimo dichiarò agli inquirenti durante l’interrogatorio che Pasolini, incontrandolo nei pressi della Stazione Termini, lo aveva invitato a salire sulla sua vettura per un giro insieme e dopo cena, lo aveva condotto alla spiaggia di Ostia, dove gli avrebbe fatto esplicite avances sessuali, le quali, poi ,sarebbe state alla base del violento alterco e del successivo omicidio. Tutt’oggi, però, il racconto del giovane presenta numerose incongruenze. Innanzitutto, il bastone con il quale si dice sia stato colpito l’artista non sarebbe potuto risultare un’arma contundente. Inoltre, la versione della colluttazione fornita dal reo confesso risulta poco credibile a causa dell’assenza di ematomi e simili. Nonostante ciò, Pelosi fu condannato in primo grado per omicidio in concorso con ignoti e, successivamente la condanna fu confermata nel 1976 con una sentenza della Corte d’Appello. Nel 2005 il giovane romano dichiara in un’intervista televisiva di non essere lui l’autore del delitto e rende noti altri tre nomi. Sta di fatto che, tuttora, le circostanze circa la morte di Pasolini sono ancora avvolte nel mistero. Una delle ipotesi più accreditate, che si fece spazio all’epoca, fu il suo coinvolgimento nella lotta di potere nel settore petrolchimico tra Enrico Mattei e Eugenio Cefis, rappresentanti rispettivamente dei colossi Eni e Montedison. Lo scrittore, difatti, fece entrambi personaggi chiave del suo romanzo &#8211; inchiesta, intitolato “Petrolio”, al quale stava lavorando prima della sua tragica morte. Nel libro, Pasolini ipotizzava che Cefis avesse avuto un qualche ruolo nello stragismo italiano legato al petrolio e alle trame internazionali. Secondo alcune recenti testimonianze, sarebbe proprio per tale motivo che lo scomodo scrittore fu brutalmente assassinato.</p>
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